Il
Codice è suddiviso in due parti, la prima
si occupa delle Norme di comportamento, la seconda si occupa invece delle
Norme di diffusione e attuazione del Codice stesso. Prima parte: 1. La
partecipazione dei minori alle trasmissioni televisive; 2. La televisione per
tutti (7.00-22.30); 3. La televisione per minori (16.00-19.00); 4. La pubblicità.
Parte seconda: 5. Diffusione del Codice; 6. L’attuazione e il
controllo.
Al
momento della sottoscrizione le imprese televisive si sono impegnate ad
assicurare che si mantenga sempre il massimo rispetto dei minori, della loro
personalità senza
strumentalizzare la loro ingenuità e senza affrontare argomenti scabrosi,
coinvolgendo i familiari e toccando la sfera dell’intimo. Questo è per esteso
trattato nella primissima parte del Codice, 1.1 delle norme di comportamento. La
terminologia del Codice non è stata modificata, ma ricordiamo che ora il
semplice impegno da parte delle emittenti è divenuto un dovere per effetto
della Legge Gasparri.
2.3
– Programmi di informazione - No ai minori autori, vittime o testimoni di
reati (1.2), norma peraltro già inclusa nel Codice di Deontologia professionale
dei giornalisti. Questo non ha però evitato lunghi, ripetitivi e preoccupanti
servizi su Erika e Omar, i fidanzatini assassini, volti a parte, l’argomento
è stato ampiamente discusso dalla televisione, ad essere sotto accusa non sono
ora le immagini ma la precisa narrazione dei fatti. A creare possibili problemi
sono infatti i rischi di identificazione con l’omicida o la semplice
emulazione. Non sono in questi casi le immagini ma l’uso stesso delle parole
ad essere sotto oggetto di critiche.
Le
imprese televisive hanno assunto
l’impegno di non trasmettere immagini “…che non siano effettivamente
necessarie alla comprensione delle notizie.” ci si affida di nuovo alla
capacità di discernimento dell’emittente, e l’audience?! Al momento in cui
si scrive scorrono le immagini del Tg 2, ore 20.40, che documentano in parte e
raccontano dell’omicidio di un ferito iracheno inerme da parte dei militari
americani; Giusy, uccisa dal branco dopo la violenza (in un secondo tempo si è
poi scoperto un unico colpevole, reo confesso) e la moglie colpita a martellate
che accusa il marito, anche lui reo confesso, tutte notizie già apparse nel Tg
2 delle 14.00. Si resta incerti se desiderare che i ragazzi vedano il
telegiornale oppure il contrario. Tuttavia, sempre al 2.3 è richiesto che il
giornalista televisivo avvisi gli spettatori quando notizie, immagini o parole
trasmesse non sono adatte ai minori. Nessuna farfalla rossa lampeggiante dunque,
ma un avviso verbale. Il rischio è condiviso al 50% con le famiglie, il
telegiornale perde una parte degli spettatori, la famiglia lascia il minore alla
visione sconsigliata: un bivio.
Tre
milioni sono i bambini che vedono la Tv fino a tardi. Per quello che se ne sa
uno è andato in cura dallo psichiatra per timore che la mamma potesse ucciderlo
nel suo letto, vedi Cogne, mentre un altro si lancia dalla finestra pensando di
poter volare come i pupazzi dei disegni animati. Nel frattempo è stato bocciato
il progetto di realizzare un cartone sulla vicenda di Novi Ligure.